Fede nelle barricate

Ci risiamo! Ogni qualvolta c’è una recrudescenza del male, o meglio, quando sembra che le espressioni della perversione raggiungano picchi inauditi di sfrontatezza e aggressione, si levano gli scudi dei cristiani benpensanti i quali ritengono che non si debba rimanere impassibili di fronte ad una tale parata di ignominia e scatenano novelle crociate per cercare di zittire le armate della blasfemia.

Di recente la produzione Netflix di un film su Gesù, un vero e proprio oltraggio alla fede cristiana con la sua rappresentazione spregevole e dissacratoria della figura di Cristo, ha scatenato la protesta unanime di milioni di cristiani di tutte le confessioni in tutto il mondo.

In Italia, il 25 Gennaio 2020 si è tenuto il Christian Day, il giorno dell’orgoglio cristiano! Migliaia di fedeli provenienti da ogni angolo d’Italia sono scesi in piazza a Roma per gridare BASTA! Basta ai soprusi, alle diffamazioni, alle persecuzioni, alle discriminazioni, agli attacchi anticristiani in tutto il mondo.  In ogni parte del globo terrestre, chi professa la fede cristiana non si sente difeso o tutelato, anzi, molto spesso, la cultura dominante permette, o addirittura promuove iniziative che calpestano la fede cristiana.

Che dire delle polemiche scoppiate per la partecipazione per la partecipazione al festival di Sanremo 2020 del cantante Junior Cally? Per alcuni, i testi delle sue canzoni sono da considerarsi «istigazione alla violenza sulle donne e le forze dell’ordine, odio, oltraggio alla morale, in violazione della Costituzione», per altri, viceversa, sono una libera espressione artistica che non può essere contrastata dalla ventata moralistica.

Un credente, allarmato per la situazione, mi inviò il testo davvero raccapricciante della canzone, chiedendo che le chiese evangeliche potessero muovere una vibrante protesta contro la RAI.

In buona fede, però, come tanti altri, non si rendeva conto che, diffondendo tale messaggio, fungeva da involontaria cassa di risonanza.

Ora, questi sono soltanto due esempi più recenti, in cui molti cristiani hanno intravisto una minacciosa sfida alla propria fede da rintuzzare con prontezza. Nel passato si contano numerosi episodi simili in cui i seguaci della fede cristiana si sono sentiti chiamati in causa e hanno dato vita a iniziative per cercare di contrastare in qualche modo la fiumana immorale e perversa di una società libertina: il Family Day del 2015; le petizioni contro la teoria gender; il movimento pro-life; le firme contro la droga; le numerose manifestazioni per la pace nel mondo; il Congresso delle famiglie del 2019, solo per citarne alcune.

Quello che dirò, può non far piacere ad alcuni: se per ristabilire la legalità, l’ordine e la moralità bastassero le firme, ne metterei diecimila; se fossero sufficienti le petizioni, ne scriverei cento al giorno; se servissero i cortei e le manifestazioni, stabilirei la mia residenza in piazza. Avremmo di nuovo, finalmente, il paradiso in terra! Ma non è affatto così. È certo che a livello individuale e privato ognuno ha il diritto/dovere di operare scelte consapevoli. La famosa scrittrice Oriana Fallaci affermava: “Vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.” La necessità di partecipare alla vita civile e sociale è comprensibile, ma per quel che concerne l’annuncio del Vangelo scambiare la pura, autentica, efficace testimonianza cristiana con tale coinvolgimento è un errore tragico che comporta innegabili e perniciose conseguenze, non ultima, lo svilimento del messaggio biblico.

Credo che, nell’ottica puramente cristiana, sia utile promuovere alcune importanti riflessioni controcorrente, rispetto al velleitarismo di molte “buone intenzioni”.

Le cose non cambieranno né tantomeno miglioreranno. Pur non volendo essere un inguaribile pessimista, affermo che il diavolo sa fare bene il suo “mestiere”. Imperterrito, continuerà a farlo senza battere ciglio davanti agli strombazzamenti e proclami vari. I cortei, le marce, le proteste, le firme non faranno retrocedere neppure di un millimetro le opere delle tenebre negli ultimi tempi; questo è quello che la Scrittura ci insegna: “Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l’apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza” (2 Timoteo 3:1-5). Seppur ottenessimo risultati parziali e di facciata, avremmo procurato la salvezza delle anime?

Oppure il nostro intento è semplicemente quello di poter vivere in un ambiente un po’ meno ostile nei confronti della fede che professiamo? Seppur riuscissimo a bloccare, boicottare, eliminare un film blasfemo o una canzone spregevole, che cosa ne sarebbe di tutti gli altri film e canzoni che propongono l’adulterio, la violenza, la droga, l’alcol, il suicidio…?

Dio non ci ha chiesto di “cristianizzare” il mondo, piuttosto “è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione.” (1 Corinzi 1:21).

Seguiamo gli esempi biblici. Ve lo immaginate l’apostolo Paolo, che operava in un’epoca di grande perversione e accanimento anticristiano, mentre si preoccupava di organizzare le chiese per condurre una vigorosa protesta contro l’Impero:  “Non si può più continuare così. La chiesa deve far sentire la sua voce. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte all’ingiustizia e all’iniquità. Mi raccomando, tutti in piazza! Prepariamo striscioni, cartelloni, trombette e campanacci. Questa volta ci dovranno ascoltare per forza. Vedrete, le cose cambieranno; non saremo più lo zimbello dei pagani”.  È vero che Paolo fece sempre valere i suoi diritti di cittadino romano, ma non si illudeva per questo di cambiare le sorti morali e spirituali di una generazione corrotta. Per quello, ricorreva unicamente ad un metodo infallibile:  “Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco.” (Romani 1:16)

Evitiamo di barattare le armi spirituali con quelle carnali. Cercare di usare le armi umane per combattere battaglie spirituali è una chiara ammissione del nostro fallimento. I metodi del mondo non si addicono all’affermazione della verità biblica e alla dimostrazione dell’amore di Dio e della potenza salvifica del sacrificio di Gesù Cristo. “In realtà, sebbene viviamo nella carne, non combattiamo secondo la carne; infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio.”      (2 Corinzi 10:3-5).

Soffermiamo il nostro sguardo su quello che Dio fa. Alcuni pongono più attenzione a quello che il diavolo e il mondo fanno che a quello che Dio ha fatto, fa e farà ancora. Ci vuole un’enfasi positiva e convincente. “E disse loro: Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura” (Marco 16:15). Gesù ci ha ordinato di predicare il Vangelo,  la “Buona Notizia”; questa è la nostra missione, non quella di fare pubblicità diretta o indiretta al male.

È importante quello che siamo, non quanto forte gridiamo. Alcuni si accaniscono contro le tenebre con le unghie e coi denti. Vorrebbero diradarle con firme, petizioni, proteste e ferme prese di posizione. Sarà sempre una battaglia contro i mulini a vento;  è come combattere al pugilato e battere l’aria (cfr. 1 Corinzi 9:26). C’è un solo modo per liberarsi delle tenebre: basta accendere la luce!

“Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta” (Matteo 5:14).

Usciamo dal basso delle barricate della lotta terrena, dove c’è clamore e confusione e saliamo sul monte per far splendere la luce. La luce non parla, ma grida più forte di ogni strepito umano!

Tratto da: Risveglio Pentecostale Febbraio 2020

Eliseo Fragnitto

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